Come fare link building? Cosa deve sapere ogni azienda nel 2025!

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Come fare link building nel 2025? In realtà questa è una domanda un po’ provocatoria, perché nel corso degli anni la link building si è affinata ma i principi alla base si mantengono solidi un po’ come nella SEO.

La costruzione di un link e della relativa strategia deve essere svolta si per riuscire ad attrarre la fiducia di Google – e ora anche gli strumenti di ricerca basati sull’intelligenza artificiale – ma può servire anche per migliorare la propria visibilità e reputazione.

Nel 2025 dunque questa dinamica non è cambiata, si è solo ampliata, diventando più complessa, più costosa e, soprattutto, più selettiva.

Se pensavate che la costruzione di autorevolezza non avesse più bisogno della link building non è così! La link building non è morta, ma richiede un livello di strategia e maggiore consapevolezza!

1. I link un supporto anche per l’IA Overview?

La prima novità riguarda il ruolo dei backlink nelle ricerche generate dall’intelligenza artificiale. Non basta più presidiare le SERP tradizionali: sempre più utenti chiedono risposte a ChatGPT o leggono le panoramiche AI di Google.

Ma quelle risposte non nascono dal nulla: si basano sui contenuti che i sistemi considerano affidabili, e la fiducia si misura, ancora una volta, con i link.

Non sappiamo ancora bene come funzionano i suggerimenti forniti da un IA, ma una forte autorevolezza del proprio sito e un profilo di backlink solido può aiutare i propri contenuti a raggiungere anche le nuove forme di ricerca.

Perché facciamo un esempio semplice: se nessuno ti cita, perché dovrebbe farlo l’IA? Se delle persone devono consigliare qualcuno lo citano. E così funziona anche sul web più fonti ti citano più hai una presenza all’interno della complessa rete digitale.

2. Non tutti i link fanno bene

Come nel passato, una regola su come si fa link building nel 2025 rimane la medesima: non tutti i link sono utili. Oggi è definitivamente tramontata l’epoca dei più link ottieni meglio è. Infatti, bisogna scegliere i siti su diversi fattori: rilevanza per il proprio brand o settore; contenuti aggiornati sul sito; siti che non abbiano al loro interno link verso siti spam o contenuti sospetti.

Scegliere dove pubblicare un contenuto e inserire il proprio link, può essere davvero molto difficile! Perché Google non si limita a verificare la presenza dei link, non è un mero conteggio.

Se un backlink arriva da un contesto sporco, non solo non porta valore, ma può danneggiare la reputazione complessiva del sito. È come comparire nella lista dei contatti di una persona compromessa: la fiducia si riduce per associazione.

3. Originalità contro imitazione

Una tentazione diffusa è quella di andare copiare i backlink dei concorrenti. L’analisi dei profili altrui è utile, la vera forza di una buona strategia sta non solo nel vedere cosa fa la concorrenza ma nel creare una strategia propria, che permetta di andare a creare dei segnali unici che portino valore al sito web.

Guest post su blog di nicchia, interviste, podcast, directory aziendali su siti di nicchia con un buon traffico utente, generano backlink di qualità, citazioni sui social network e nei video su YouTube o TikTok.

Questa strategia multicanale e integrata può aiutare a distinguere un brand permettendogli di costruire una narrazione autorevole nel tempo.

4. Le metriche contano?

Quando si valuta un sito da cui ottenere un link, le metriche tornano centrali. Domain Rating (DR) e URL Rating (UR), due indicatori elaborati da Ahrefs, rimangono i più utilizzati per misurare la forza dei profili backlink. Un link proveniente da un sito con DR 80 vale incomparabilmente di più di uno con DR 20.

Questi punteggi sono utili per decidere se perseguire o meno verso un determinato sito. Ma non sono gli unici a valere! Certo un sito con un buon trust, che può essere quello di Ahrefs, ma anche quello di SemRush o SeoZoom, inevitabilmente sarà più attraente, ma a volte ci sono anche altre metriche da considerare.

Infatti, ci potrebbero essere blog, podcast o giornali online che hanno un buon seguito magari derivante dai social, che hanno un pubblico fidelizzato, che hanno una newsletter di lettori ben nutrita.

Valutare anche questi aspetti permette di avere un set di blog o siti tra cui scegliere più ampio e che non si basa esclusivamente sull’analisi tecnica del sito, ma anche sull’analisi della validità del prodotto dal punto di vista editoriale.

5. Google SGE e ChatGPT: nuove arene di visibilità

La Search Generative Experience di Google e gli strumenti conversazionali come ChatGPT stanno modificando le risposte che gli utenti ottengono primariamente. Le risposte che ottengono infatti non sono più solo un elenco di link blu, ma una sintesi che incorpora brand e risorse considerate rilevanti.

Il dettaglio che spesso sfugge è che anche dato dal fatto che queste sintesi hanno bisogno di riferimenti per stabilire l’autorevolezza.

E i riferimenti arrivano dai link, un contenuto citato e linkato da più fonti affidabili ha molte più probabilità di essere incluso in una panoramica AI.

6. Link e reputazione digitale

C’è un effetto collaterale spesso sottovalutato: i backlink non migliorano solo la SEO, ma la percezione complessiva di un brand.

Se un’azienda viene citata da testate giornalistiche, blog di settore o università, non guadagna solo in termini di posizionamento, ma anche di visibilità e credibilità agli occhi dei clienti e dei partner.

Ecco perché spesso insieme alla link building sono proprio le PR digitali ad avere la meglio. La creazione di contenuti con valore notiziabile, capaci di attrarre menzioni spontanee e link editoriali, è oggi l’approccio che unisce al meglio SEO e comunicazione d’impresa.

7. L’arte dell’anchor text

Un altro elemento su cui il report mette l’accento è la scelta del testo di ancoraggio. L’uso ossessivo della keyword esatta è rischioso: Google è sempre più attento a individuare schemi manipolativi.

Il 42% degli esperti preferisce ancore a corrispondenza parziale, che includono varianti naturali della parola chiave, più vicine al linguaggio umano.

Questo approccio rende i link più credibili, migliora l’esperienza di lettura e riduce la possibilità di penalizzazioni. Ancora una volta, la naturalezza vince sulla forzatura.

8. Costruire una strategia sostenibile

Guardando il quadro complessivo, emergono alcune regole di buon senso che ogni azienda dovrebbe interiorizzare per riuscire a integrare al meglio SEO, Link Building e Digital PR.

Nello specifico si dovrebbe:

  • Pensare a lungo termine: un link di qualità resta, un link scadente può trasformarsi in un boomerang.
  • Diversificare le fonti: affidarsi solo a guest post o solo a directory non basta. Serve un mix che includa menzioni editoriali, partnership, contenuti proprietari.
  • Capacità relazionali: il link building non è più un lavoro meccanico, ma una disciplina che richiede creatività, capacità relazionali e competenze di marketing.
  • Monitorare costantemente l’andamento: i link vanno seguiti, misurati e, se necessario, disconosciuti.

Strategia, diversificazione, monitoraggio sono alla base di una strategia per chi fa link building nel 2025.

Perché i link contano?

Il 2025 non ha cancellato il valore dei backlink: lo ha amplificato, mentre i motori di ricerca danno risposte immediate attraverso sistemi basati sull’intelligenza artificiale, la reputazione digitale diventa un parametro sempre più rilevante agli occhi degli utenti e non solo dell’IA Overview o dei ChatBot.

Investire in link building permette di costruire la propria affidabilità agli occhi di Google, di ChatGPT e, indirettamente, di chiunque cerchi online un prodotto, un servizio o un contenuto.

Questo vuol dire che bisogna considerare come i backlink non siano un accessorio della SEO, ma uno strumento strategico.

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